

A Padova nell’XI sec. esistevano maestri e dottori di legge che insegnavano la teologia e il diritto, le cui fonti risalivano all’epoca romana. Gli insegnamenti erano impartiti presso le abitazioni di privati cittadini o presso i monasteri.
Nel XIII dalla vicina Bologna migrarono con una certa frequenza studenti e professori. Così a partire dal 1222 ebbe inizio una stabile organizzazione universitaria. La fama del nuovo Studio padovano crebbe rapidamente e attirò maestri e studenti stranieri provenienti da varie parti d’Europa come Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e Polonia.
La tradizione annovera tra gli allievi dell’epoca anche Sant’Alberto Magno, filosofo entrato nell’ordine dei Domenicani e maestro di teologia a Parigi
Sin dall’inizio l’Università di Padova si era costituita come “Universitas scholarium”, una libera corporazione di scolari che stipulavano un contratto con i propri maestri. Il contratto prevedeva un reciproco vincolo: i maestri avrebbero trasfuso il loro sapere agli studenti che da parte loro si impegnavano a retribuirli. Gli insegnanti erano lettori: tenevano le lezioni leggendo e commentando i testi classici e sollecitandone l’interpretazione da parte degli scolari. Questi erano raggruppati in “nationes” secondo la loro provenienza geografica.
Scolari e professori erano governati da uno o due rettori che avevano potere disciplinare. Erano eletti annualmente tra gli studenti e dagli studenti stessi. Le discipline riguardavano il diritto romano e le arti liberali quali la fisica, le scienze naturali, la logica, la grammatica, la retorica o arte del parlare.
Per conseguire la laurea lo studente doveva sostenere due prove: una privata e una pubblica. Quest’ultima fino alla metà del XV secolo si svolgeva nella Cattedrale (attuale Duomo) di Padova, alla presenza del vescovo o di un suo delegato.
Il neolaureato riceveva dal proprio maestro il berretto dottorale, un anello d’oro e un bacio accademico. Da parte sua lo studente doveva sostenere parecchie spese: pagare i professori presenti alla cerimonia, i banchetti per i festeggiamenti e inoltre toghe, berretti, anelli e
guanti da regalare al vescovo, ai relatori e ai vari docenti. Erano previsti regali anche per chi si occupava delle pulizie.
Oggi sono molto diversi i festeggiamenti in occasione delle lauree, dopo la discussione della tesi il laureato è vittima di scherzi e canzonature da parte dei suoi amici e parenti. Gli viene posta attorno al collo una corona d’alloro e davanti ai suoi conoscenti deve leggere “il papiro” un cartellone su cui compare la sua caricatura e il resoconto scherzosamente volgare della sua vita, specialmente gli anni universitari. Al ritmo della canzoncina “Dottore, dottore, dottore del buso del cul. Vaffancul! Vaffancul!” il povero laureato viene generalmente imbrattato di farina e uova, ma c’è anche di peggio, sottoposto ad altri scherzi e malmenato.
Fino alla fine del Quattrocento l’Università non aveva una sede stabile. Le lezioni si tenevano presso case private situate nelle varie zone della città. La spesa dell’affitto dei locali spettava ai docenti. Durante la dominazione veneziana lo studio patavino ha privilegi che aumentano la sua fama richiamando studenti da ogni parte d’Europa e anche dall’Oriente. Nell’insegnamento l’università assicurava libertà di pensiero. Studenti e insegnanti erano protetti dai soprusi degli inquisitori che condannavano chiunque dimostrasse idee religiose non conformi alla Chiesa. Così gli studenti potevano professare la loro religione.
Alla caduta della Repubblica Veneta nel 1797, Padova fu alternativamente occupata dai Francesi e dagli Austriaci. Dal 1813 ritornano dominatori gli Austriaci per 50 anni consecutivi. La ventata di libertà e uguaglianza portata dalla Rivoluzione Francese viene soffocata dalla burocrazia austriaca.
Dal 1828 al 1848 Università e popolazione partecipano ai vari moti anti austriaci. Memorabile rimane l’insurrezione dell’8 febbraio 1848 simbolo della lotta per la libertà. La data è ancora oggi festeggiata (vedi anche il nome della via a fianco). La partecipazione alla lotta politica di studenti e docenti continuò anche durante le guerre d’indipendenza e le due guerre mondiali. Soprattutto tra il 1940 e il 1945 l’Università divenne il fulcro della lotta di resistenza tanto da meritare la medaglia d’oro al valore militare.
Prestiamo ora attenzione al Palazzo del Bo’. Sulla facciata principale dell’Università, sopra l’imponente portone è evidente la scritta “Gymnasium omnium disciplinarum”.
La data MDCI (1601) e il leone di San Marco sono testimonianza della Repubblica Veneta. Dal
sottoportico si accede ad un atrio dalle pareti ricche di stemmi scolpiti e dipinti. Essi ricordano il potere esercitato da rettori e collaboratori. Chiude l’atrio una cancellata di ferro sormontata da una lunetta in cui trovano posto la vergine al centro, Santa Caterina patrona dei giuristi e San Tommaso patrono degli artisti, ai lati.
L’area del cortile antico era inizialmente occupata dall’albergo “al Bo”, da cui il nome (Bo’ è diminutivo di “Bove”= Bue).
L’albergo aveva il cranio di un bue nell’insegna, era famoso in tutta Europa e ospitava nobili e personaggi di grande spicco di passaggio in città. Era situato nella contrada delle “Beccherie” (che significa “macellerie”).
Per trasformare questo albergo in un edificio adatto ad accogliere le primitive “Scole” si apportarono parecchie modifiche. L’opera è attribuita all’architetto Andrea Moroni. Ma non tutti gli studiosi sono concordi, c’è chi ritiene che la scuola sia del Sansovino.
Questo cortile in ogni modo rappresenta una importante testimonianza del rinascimento padovano. Sull’architrave di fronte alla cancellata si può leggere “1552”, anno in cui si ristrutturava il lato orientale del colonnato.
Tra le tante cose, all’interno dell’Università è importante ricordare la presenza:
Orario/Opening Hours:
Ma - Me, Tu - We: 10.30 - 12.30, 19.00 - 21.00
Gi - Ve, Th - Fr :10.30 - 12.30